Ogni tanto mi capita di fermarmi, anche solo per un istante. Alzo gli occhi e osservo le mie collaboratrici. Le guardo con ammirazione e con gratitudine, e ripenso a quanta strada abbia fatto questa Acetaia. La mia Acetaia.
Le guardo e dentro di me torno a quando sono partita, da sola, con mio padre che pensava che questa attività non avrebbe mai potuto garantirmi un futuro degno di questo nome. Del resto, solo dodici anni fa il mondo, qui a Modena, era molto diverso da quello di oggi e parlare di turismo esperienziale era quasi come dire che sarebbero arrivati i marziani.
Gli stranieri venivano in Italia per visitare città d'arte come Firenze, Venezia o Roma. Se arrivavano a Modena, spesso lo facevano per vedere la Ferrari e poi ripartire. Pensare di costruire un'attività attorno al turismo, per di più in un'acetaia tradizionale, mi rendo conto che potesse sembrare un'idea audace, se non addirittura una follia.
Io, però, sentivo che quella fosse la direzione giusta. E ho lottato per renderla possibile.
Da gennaio a giugno di quest'anno abbiamo accolto poco più di mille ospiti provenienti da ogni parte del mondo.
Quando ho visto quel numero non ho provato un senso di traguardo. Ho provato gratitudine. E gioia. Tanta gioia.
Ma c'è un'altra cosa alla quale penso quando mi fermo a guardare il cammino fatto.
Penso alle persone che oggi lavorano insieme a me.
All'inizio non c'era nulla. Non c'erano collaboratori e non c'erano certezze.
Oggi vedere questa realtà crescere e sapere che, grazie a quella che un tempo era soltanto un'intuizione, altre persone possono costruire il proprio percorso professionale è probabilmente la soddisfazione più grande che potessi desiderare.
Non è un orgoglio che mi fa sentire arrivata.
È un orgoglio diverso. Più silenzioso. Più profondo.
È la felicità di vedere che una passione, coltivata con pazienza, sacrificio e tanta ostinazione, può trasformarsi in un'opportunità anche per gli altri.
Ogni persona che entra a far parte di questa realtà mi ricorda quanto sia grande la responsabilità di continuare a meritare la fiducia di chi lavora con me e di chi sceglie di varcare la soglia della nostra Acetaia.
Forse è anche per questo che non riesco a fermarmi.
Continuo a immaginare.
Continuo a studiare.
Continuo a cercare nuovi modi per raccontare la stessa tradizione.
Non perché ciò che abbiamo fatto non mi basti, ma perché credo che ogni progetto, quando nasce dall'amore per ciò che si fa, abbia il dovere di continuare a crescere.
È un istinto naturale al quale non so e non voglio rinunciare.
Si va avanti. Sempre. Con il desiderio di fare, ogni giorno, un po' meglio del giorno prima.
Dodici anni fa qualcuno pensava che fosse una follia.
Oggi, forse, quella follia è semplicemente diventata parte della nostra normalità e la cosa più bella è che continuo a guardarla con lo stesso entusiasmo di allora.
Con gratitudine e con gli occhi lucidi di emozione.
Con la consapevolezza che il viaggio più bello non è quello che ho già percorso, ma quello che deve ancora cominciare.
Sofia

